I

 

Lettera di S. A. R. i1 Conte di Caserta.

(Brano riflettente il topazio)

"Puoi dire al Cariello, ed anche scriverglielo, che io non fo nessuna opposizione a che il celebre topazio venga acquistato da pie persone con lo scopo determinato di offrirlo a S. S. Leone XIII; anzi mi è di grande gioia sapere, che è destinata ad appartenere alla Santità del Sommo Pontefice".

II

Parere sul grandioso gioiello artistico della Commissione nominata dal Ministro della Pubblica Istruzione.

Omissis

La Commissione ha proceduto, dapprima, a stabilire le dimensioni, ed il peso esatto della preziosa gemma, che ha verificato essere

 

Lunghezza - Centimetri 18 e millimetri 2.

 

Larghezza - Centimetri 11 e millimetri 4.

 

Spessezza (compresa la figura del Redentore) - Centimetri 7 e millimetri 2.

 

Spessezza (dal piano o Campo) - Centimetri 4, e millimetri 8.

 

Peso: Un chilogramma e grammi 784.

Tali dimensioni e peso, veramente straordinarii, la rendono soprammodo pregevole, considerandola solo da questo lato.

Omissis

Essa gemma fu riconosciuta essere un topazio del Brasile dai specialisti gioiellieri, che la Commissione ha nel suo seno; ed i medesimi hanno dichiarato che i topazii di quella regione sono eccessivamente duri, e molto facile a scheggiare, a differenza dei topazii di Germania, i quali sono meno duri di quelli, quantunque pur sempre durissimi per la natura intrinseca delle gemme.

È quindi da tener conto, in cosiffatto genere di lavoro, della difficoltà, per non dire della quasi impossibilità di ottenere col mezzo unico ed estremamente incomodo delle ruote di varia grandezza, che girano mettendo in azione la polvere di diamante, e con cui è mestieri ottenere tutte le grazie dell'arte, mediante infinito stento e con pericolo di guasti irreparabili.

Omissis

La Commissione osservò poscia un’altra forma in gesso, denotante lo stato in cui dovette essere ridotto il topazio quando ebbe a porvi mano il Cariello; perciocchè fu necessario distruggere, sbassare e spianare il lavoro antico (sbagliato dal Catenacci), perchè vi si rendesse possibile la esecuzione del nuovo: il che ebbe a costare all'artista lunga, malagevole e paziente fatica.

Da ultimo la Commissione osservò la gemma nello stato di perfetta e finita esecuzione in che trovasi, e che riconobbe in ogni minima parte di gran lunga superiore ad ogni aspettazione: sia per merito artistico d'insieme, che di dettaglio, di concetto e di esecuzione, di disegno e di espressione, di gusto, infine inappuntabile sotto tutti i riguardi artistici d’ideale e di plastica. Riconobbe che il finito, in questo lavoro è stato raggiunto oltre il possibile, sì che non saprebbe pretendersi nulla di meglio, nè scoprirvi il benchè minimo difetto. Quanto a1 prezzo, poi, considerato il lavoro sotto tutti gli aspetti, la Commissione, quantunque vantasse nel proprio seno pittori, scultori, incisori di ogni genere e letterati, ha dovuto confessare esserle impossibile stabilire un prezzo assoluto per un'opera intorno a cui 1'artista ha lavorato otto anni (ma furono dieci) con amore infinito e ponendovi tutta la sua materiale e morale esistenza. Perocchè un'opera di tanta mole e difficoltà, non può farsi che una volta in vita, restandone logori affatto il corpo e lo spirito: senza di che non avrebbesi potuto ottenere così mirabile risultato in un lavoro che in ogni piano impercettibile, in ogni piega, in ogni linea, in ogni parte infine, rileva i1 sublime affiato della creazione, il gusto estetico dell'artista. La Commissione adunque, ad onta di tutto il suo buon volere, si dichiara incompetente a porvi un prezzo assoluto, il che potrebbe fare solo l'artista, perchè Egli solo potrebbe, e, fino ad un dato punto, riconoscere le difficoltà incomparabili della difficile esecuzione.

Conchiude col raccomandarne 1'acquisto alla Corona d'Italia, essendo esso non ultimo monumento artistico del tempo in cui viviamo.

Firmati: Prof. Cav. Saverio Altamura, pittore, presidente onorario del R. Istituto di Belle Arti e consigliere dell' Accademia di Napoli. – Cav. Tommaso Solari scultore, idem - Francesco Pisanti Incisore in rame ed acciaio, idem - Prof. Emaniele Caggiano scultore ed incisore in pietre dure, idem- Prof. Pasquale Ricca, scultore, idem - Prof. Nicola Avellino, scultore - Prof. Michelangelo Russo, scultore, socio corrispondente dell'Accademia di Francia- Prof. Onofrio Buccino, scultore - Giovanni Gentile, gioielliere - Prof. Emilio De Clemente, incisore – Bonaventura Jacobelli, scienziato - Barone Vincenzo Caprera, letterato.

III

 

Parere de11' Ill.mo Comm. Giulio De Petra, direttore del Museo Nazionale di Napoli.

Omissis

Il Comm. De Petra, dopo di aver detto che 1’Andrea Cariello è uno di quella schiera luminosa di artisti, che, intorno alla metà del p. s. secolo, hanno lasciato di sè indimenticabili tradizioni d’arte; dopo di aver constatato che varie Commissioni artistiche avevano dichiarato (a proposito del lavoro del Cariello) che mai, anche nei tempi più gloriosi dell’arte, erasi avuto manifestazione più gloriosa di abilità, di pazienza, di accuratezza, di finitezza, conchiude:

"Associandomi completamente ai precedenti giudizi, posso attestare che il topazio è davvero quanto di più squisitamente artistico siasi fatto modernamente in lavorazione di pietre dure. E sono di opinione che, pel decoro della Città di Napoli, in cui il Cariello si è illustrato come scultore ed incisore della R. Zecca, ed a testimoniare l’eccellenza, a cui salì in Napoli la scuola d’incisione, quel topazio dovrebbe entrare nelle collezioni del Museo Nazionale di Napoli, e chiudere degnamente la preziosa serie delle gemme provenienti dalla collezione Farnese".

IV

 

Lettera dell’Archeologo Mons. Galante.

Vi sono tenutissimo pel piacere datomi di avermi fatto osservare questo prezioso cimelio del Salvatore, che spezza il pane; lavoro veramente ammirabile, di cui non ricordo di aver veduto mai altro simile. Non solamente è meraviglioso per la rara grandezza della pietra, in cui è lavorato, ma per la squisitezza dell’arte, con cui è condotto.

Con sentimento di stima mi riaffermo. Dev.mo Mons. Galante.

 

V

 

Lettera di Boucheron, uno dei principali gioiellieri di Francia.

In riscontro alla vostra lettera del 22 corr. (scriveva nel Gennaio 1900 al figlio dell’artista) il signor Boucheron m’incarica dirvi, che gli è affatto impossibile stabilire un valore per la vostra grande gemma mancandogli il paragone per valutarla. Per F. Boucheron: A. Radine

____________________________________________________