ANDREA CARIELLO, Incisore

L’illustre artista è certamente la figura più rappresentativa di una Terra che ha dato i natali, tra l’altro, a validi scalpellini le opere dei quali sono stimate in Italia ed all’estero. La sua attività fu lunga e operosa, le sue opere giudicate di gran pregio artistico; una in particolare, "Il Redentore che spezza il pane eucaristico", fu ritenuta di valore inestimabile (La Tribuna Illustrata-1902). Per meglio cono-scere il valore di A. Cariello, si riporta un articolo pubblicato da "Vita d’Arte, mensile d’arte antica e moderna" (n° 7, luglio 1908-Siena), nel quale il letterato sacerdote Arcangelo Rotunno così scrisse:

"IL CENTENARIO D’UN ILLUSTRE INCISORE - Si è sempre a tempo a celebrare il centenario d’ un uomo illustre: mese più, mese meno, non importa; e il centenario d’un artista, come Andrea Cariello non può trascurarsi. Egli nacque il 1° dicembre 1807 in Padula (Salerno), grossa borgata che si distende alle falde del colle di Civita, ove osservansi cospicui ruderi dell’an-tichissima Consilino lucana. Ivi sorge anche l'antica e monumentale Certosa di San Lorenzo. Figlio d’un povero tornitore che lavorava con senso d’arte fusi, rocche, scodelle, saliere e specialmente tabacchiere (che gli valsero il nomignolo di mastro Nicola o tabaccheraro), Andrea a soli tredici anni scolpì egregiamente un mortaio in travertino locale con intorno il sole, la luna, fiori e baccelli: adornandone con grazioso intreccio di foglie e frutta il manico del coperchio. Rivelatosi così il suo genio artistico, due anni dopo fu condotto a Napoli, ove venne accolto in uno studio di scultura in legno.

Un signore che lo vide copiare a meraviglia un San Vincenzo, opera del maestro, gli fece ottenere l'ammissione nell'Istituto di Belle Arti. Siccome ogni mese ivi gli allievi concorrevano a premi in danaro, ciò fu provvidenziale per lui. I molti premî conseguiti nel disegno, nel modellare in cera. Nell’ ornato, nella scultura gli valsero l'esenzione dal servizio militare ed anche, per intrigo d'invidiosi, l’esclusione dai concorsi. L’abilità grande nell'incidere lo salvò. Con un semplice bulino scolpì in un pezzo d’avorio l’immagine di Ferdinando II di Borbone ed il bassorilievo, giudicato opera di stampo antico, gli procacciò un posto d’incisore alla R. Zecca con ducati 120 annui. Poscia, un ritratto marmoreo a mezzo busto dello stesso Sovrano, somigliantissimo, gli fruttò nuove lodi e nuove invidie; ma né quelle lo fecero inorgoglire né queste lo distolsero dal cammino ascendente. La fama di lui varcò i confini d’Italia, ed i suoi stupendi lavori si sparsero per ogni dove in Europa. Rimasto libero il posto d’incisore di pietre dure all’Istituto di Belle Arti, il Cariello concorse; tale onore, però, gli fu conteso, per subdole e arcane vie, da un invidioso.

Anche il posto di professore in una scuola d’incisione in acciaio gli fu accanitamente e con male arti contrastato, connivente a quanto pare il Re, di cui il beniamino era l’Arnaud. C. Moore, discendente dal famoso C. Moore, propose al Cariello il posto di Direttore della Zecca a Londra, con cospicuo stipendio, ma l’artista per amore della famiglia non partì. Re Carlo III aveva portato a Napoli, tra altre ricchezze, un topazio del Brasile del peso di quattro chili, metà bianco e metà paglierino. Ferdinando IV lo fece dividere in due. Incaricò prima Gnaccarino e poi il Reda di eseguire sulla parte paglierina il Redentore che spezza il pane eucaristico; questi due e dopo di loro anche il Catenaccio fecero cattiva prova. Il topazio fu messo a dormire. Il 1853 Ferdinando II commise al Cariello di fare ciò che gli altri non erano riusciti a fare. Ed egli condusse a termine l’opera dieci anni dopo, meritando lodi unanimi. Purtroppo la gemma meravigliosa e rara non fu acquistata dal Governo e si cerca ancora per essa un compratore. Fu ammirata da quanti sanno quanto sia difficile l’incidere in pietre dure, all’esposizione di Chicago e recentemente a quella di Milano. I concittadini del Cariello, che dell'artista non posseggono che una S. Filomena, un medaglione in rame di V. Emanuele II e qualche altra minuzia, hanno fatto, a proposta del sottoscritto, riprodurre galvanicamente in rame dorato il topazio da lui scolpito coll'immagine di Cristo e con questa riproduzione hanno ornato la porticina della custodia del nuovo altar maggiore eretto l’ anno scorso nella chiesa della SS.ma Annunziata: la bella chiesa, nel cui sagrato sorgerà tra breve un monumento ai compagni di C. Pisacane caduti il 1° luglio 1857.

Delle molte opere di Andrea Cariello non citerò qui che le seguenti: Busto in marmo di Ferdinando II (Caserta); Monumento a Mons. Rosini (Pozzuoli); Busto in marmo al Can. Lucignano (Pozzuoli); Busto in marmo a Mons. Rosini (Napoli); Gruppo in bronzo "Due amori che lituano per un cuore" (Napoli); Gruppo in bronzo "Un pastore che suona la piva" (Napoli); Piccolo Satiro in bronzo (proprietà Magliani); Cristo crocifisso (proprietà Genovese); Gruppo in terracotta "Bacco scherzante con un fanciullo che riesce a strappargli dalle mani un grappolo d’uva"; Grande medaglione in galvano-plastica d'una Sovrana; Due medaglioni in galvano-plastica dei due ultimi Sovrani del reame di Napoli e mogli loro (a Cannes); Medaglie dell'Immacolata, di S. Alfonso, di S. Tomaso d’Aquino, in galvano; Medaglia per la nascita di Franceschiello, rappresentante Partenope nobilmente seduta, che incorona il neonato Principe; Medaglia rappresentante Pio IX che benedice Napoli sulla piazza di S. Francesco di Paola; Medaglie dei due Ferdinandi e dell’ultimo Francesco; Medaglia di C. Felice di Savoia, esposta all’Esposizione di Parigi del 1867; Medaglia del Consorzio Agrario di Caserta. Oltre a ciò si conoscono di lui splendide monete eseguite in rame, argento ed oro. In pietre dure lasciò i ritratti di Ferdinando II e Maria Teresa scolpita in sardonica (Cannes ?); Una baccante, su ametista (prop. Horthfort, Londra); il ritratto della Principessa di Belmonte (Napoli); Alcibiade (prop. Conte Nigra); Venere ed Amore. Fra le cose sue più squisite poi è un ritratto di sua moglie, inciso su di una corniola grande pochi centimetri. Scolpì anche non poche statue in legno, che si conservano in varie chiese del Salernitano e di Basilicata, a Teggiano, a Salandra. ad Altamura ed a Ferrandina. Il Cariello fu direttore, per Decreto di Garibaldi, del Gabinetto d'incisione della Zecca di Napoli e professore d'incisione all’Istituto Tecnico. Onorato d’alte cariche, visse sempre modesto e fu modello di cittadino, di consorte e di padre".