Chiesa di San Nicola de' Donnis
La data di fondazione di questo importante edificio
religioso è da ricercare in un lasso di tempo che va dal VI alI VIII secolo
d.C. A quel periodo, infatti, risale la fondazione della cella trichora di San
Nicola, un martìrion legato all'espansione dei monachesimo orientale (i
basilani) i cui riti si affermarono definitivamente nelI VIII secolo.
Di difficile spiegazione è l'aggiunta dei titolo "de'
Donnis", eventualmente riconducibile alla presenza, a ridosso
dell'edificio, di un istituto di accoglienza per fanciulle orfane e povere. Più
probabile è l'accezione "de' domnis" (domini, domni), cioè
"di Signori" che avrebbero avuto qualche peso rilevante nella storia
della chiesa.
Nulla sappiamo circa l'abbandono del rito orientale per quello
occidentale; la presenza di tracce di affreschi con figure con particolari
orientaleggianti databili al XIII secolo consente di affermare che per quel
secolo e per molto tempo ancora nella chiesa di San Nicola furono sicuramente
celebrati riti secondo la tradizione greco-orientale.
Tra iI VIII ed il IX secolo alla trichora fu aggiunta
un'aula rettangolare. Nel XVIII secolo l'altare più antico "a
cofano" fu trasformato "ad amphorem" secondo l'uso occidentale
diffusosi dopo il Concilio di Trento. Nel secolo precedente erano stati già
murati, sempre per i motivi derivanti dal cambio di rito, un vano laterale
aperto sulla destra della cella e due nicchie, nelle quali venivano riposti
gli abiti sacri.
Rispetto alle altre celle trìchore, in quella padulese i
tre corpi semicilindrici delle absidi si fondono formando una struttura
omogenea e duratura. Si può, quindi, ritenere che non vi siano state grosse
trasformazioni rispetto all'impianto originario, anche perché l'edificio
poggia su roccia, il che l'ha sicuramente protetto da danni derivanti da
movimenti tellurici. La cupola semisferica, impostata su un tamburo circolare,
poggia sulle tre absidi semicircolari che la sostengono a mò di contrafforti,
equilibrandone la spinta. Il presbiterio si eleva rispetto al livello
dell'aula e, come nelle antiche basiliche, un sedile basso in pietra segue la
forma trilobata delle absidi: in quella mediana è collocato l'altare.
La cripta sottostante il presbiterio, a sua volta trilobata, a seguito di varie trasformazioni fu
con ogni probabilità adibita a luogo di sepoltura.
Lembi di affreschi sono visibili sulla parete sinistra
della iconostasi, laddove è raffigurata la Presentazione al Tempio. Il ciclo
era sicuramente più ricco: oggi sono distinguibili quattro personaggi dai nasi
aquilini e dalle barbe accurate, in piedi ed in posizione frontale. Sulle pareti
laterali dell'aula erano affrescate le teorie degli Apostoli e dei Santi; è
oggi ancora leggibile la metà inferiore di una figura su fondo turchino, dal
cui panneggio esce un piede calzato all'orientale di elegante fattura e
dall'anatomia esasperata, Non c'è traccia di affreschi nel presbiterio.
Recenti lavori di restauro hanno permesso di ripulire
l'aula che giaceva nel più assoluto degrado rimuovendo il materiale di crollo
depositato e di ricostruire la copertura, consentendo anche il restauro
conservativo degli affreschi già descritti.
Provenienti dalla chiesa e attualmente conservate press i depositi della
Certosa si segnalano due statue lignee: il Cristo
benedicente, attribuito alla bottega degli Alamanno (fine 1400), mancante dei
braccio destro e della mano sinistra, e la Madonna delle Grazie, forse opera
di Giovanni da Nola nel suo periodo giovanile (XVI sec.).
(tratto dal libro "Padula prima e durante la Certosa" a cura dell'Associazione Amici del Cassero)