LA CHIESA, IL CHIOSTRO, LA BIBLIOTECA E LA FARMACIA

La chiesa di San Francesco

Alla fine del sec. XVII la chiesa di San Francesco in Padula, secondo la testimonianza del P. Bonaventura d'Atina, così si presentava:100-0055_IMG.JPG (147001 bytes).... l'anno 1643 fu fatto un bellissimo soffitto o tempiata artificiosamente per mano di valenti maestri lavorata e pittata, ove con gentilissima disposizione ed ordine e modo di croce, sono otto bellissimi quadri con altrettante belle e galanti figure ed immagini sacre e divote. Il primo de' quali che si fa' all'incontro alla vista di chi entra in chiesa è col anni ed impresa dell'Ordine, l'altro seguente col immagine di S. Chiara che tiene il SS.mo in mano; indi S. Elisabetta, dopo S. Antonio e d'ogni intorno d'altri Santi della religione. In mezzo (sic) è un quadro più grandioso e vistoso degl'altri e di maggior stima e valori ov'è il nostro serafico e santo Padre in ginocchioni dipinto avant'alla beatissima Vergine, che tenendo il suo SS.mo Bambino nel seno, sta questo in atto d'andargli frà le braccia ed abbracciarlo. Sicché la chiesa non può esser più bella ch'è con tutte l'altre cose già dette".

Il cronista ricordava poi che il "Reliquario fu fatto l'anno 1625 con quest'iscrizione di sopra: "Sacellum in quo conditae sunt reliquiae multorum santorum". Venivano indicate le reliquie dei santi Eufenìia, Faustina, Lucia, Biagio, Vito, Marcello, Pietro, martiri.100-0052_IMG.JPG (222953 bytes)

L'affermazione del P. Tauleri circa il Reliquario concorda con la copia redatta dal regio apostolico Notaio Nicola Morselli di Buonabitacolo conservata nell'Archivio del convento di Padula.

L'originale su pergamena si trovava nella stanza del M.R. Padre Fra Bonaventura da Padula Guardiano del Convento.

Riportiamo parte del testo in una libera traduzione;

.... la supplica alla felice memoria del Papa Gregorio XV nel 1621 il 20 maggio datata a Roma, dove sono scritte suppliche ossia un breve di alcune reliquie di Santi esistenti nella Chiesa dei Convento di San Francesco dei Minori Osservanti in Terra di Padula, al tempo di Fra Francesco da Buonabitacolo, e poi in questa Terra di Padula ai 10 di giugno 1626 sotto la presidenza di Fra Pietro Vescovo di Capaccio il predetto breve fu pubblicato a devozione del popolo, dove sono le Reliquie, ossia i nomi dei santi Pietro martire, San Marcellino Martire, San Candido Martire, San Biagio Vescovo e Martire, Sant'Eligio Vescoco e Martire, Santa Faustina Vergine e Martire, ed altri come chiaramente appare dalla suddetta copia scritta su pergamena a cui, ecc... Sebbene,ecc... la presente copia tra le altre cose venne fatta da una copia scritta in pergamena esistente presso il Padre Bonaventura da Padula guardiano del Convento di San Francesco dell'Ordine dei Minori della suddetta Terrae mostrataame .... "100-0053_IMG.JPG (252898 bytes)

H manoscritto del P. Bonaventura Tauleri, pur non soffertnandosi sugli altari, le statue, gli arredi sacri presenti nella chiesa di San Francesco, descriveva la cappella della Madonna delle Grazie."Quant' all'imagine o statua miracolosa e divota della beatissima Vergine, sotto il titolo delle Grazie, ch'in questa chiesa pur hoggi si custodisce ed osserva con gran venerazione ed honore, di cui fà anche mentione il P. Gonzaga: oltre l'antichità, vaghezza e gratia che pietosamente alletta ed invaghisce, movendo a devozione ogn'uno che lo guarda; s'è di nuovo all'età nostra aggiunta la bellezza del sito, luogo, cappella, nicchio ed accasamento di cipresso elegantemente lavorato e dorato per cui si rende più e maggiormente a' spettatori divotam.te vistosa e gratiosa".

100-0054_IMG.JPG (159299 bytes)Il Gonzaga ricordava la presenza nella chiesa di San Francesco di due cappelle, una dedicata all'Assunzione della Vergine Maria e l'altra alla Madonna delle Grazie. "Huius loci ecclesia, tum candidos eius habitatorum, qui numero sunt 12 mores, tum bina sacella ibidem erectzl quorum alterum AssumPtiOni virginis gloriosae Mariae, altenun vero Cratiis eiusdem atque beneficiis sacratum evasit, tum Padulanis, tum quoque eorum commendatissima est"

All'inizio la chiesa era a navata unica centrale; alla fine del XV secolo fu aggiunta una navata laterale; due cappelle sono menzionate dal Gonzaga, mentre P. Bonaventura Tauleri ricordava solo quella dedicata alla Madonna delle Grazie.

Dove erano ubicate le cappelle? Sicuramente la cappella dedicata all'Assunzione della gloriosa Vergine Maria era la prima della navata laterale; questa nostra affermazione è suffragata dalla scoperta dell'affresco sotto la tela di sant'Anna, affresco cinquecentesco che riproduce l'incoronazione della Vergine da parte di suo figlio Gesù circondata da angeli tra due santi, a destra Santa Lucia con la palma del martirio e nella mano un catino con gli occhi e la fiamma accesa, simbolo delle vergini prudenti del Vangelo in attesa dello sposo che viene nella notte profonda, a sinistra un'altra figura indecifrabile tagliata dalla cornice che racchiudeva la tela di sant'Anna.

La cappella della Madonna delle Grazie, di cui parlano il Gonzaga e il P. Bonaventura Tauleri d'Atina era quella dell'attuale Crocifisso?

Propendiamo per questa ipotesi e per la presenza nell'arco dei due affreschi venuti alla luce che rappresentano a destra il martire S. Sebastiano e a sinistra San Leonardo e per gli archi a sesto acuto che sono presenti solamente nelle prime due cappelle a differenza degli altri due che sono a tutto sesto.

Le cappelle hanno subito trasformazioni; infatti il P. Bonaventura Tauleri a proposito della cappella della Madonna delle Grazie annotava che

... s'è di nuovo all'età nostra aggiunta la bellezza del sito, luogo, cappella, nicchio ed accasamento di cipresso elegantemente lavorato e dotato...".

Come mai il P. Bonaventura così attento non ricorda la cappella dell'Assunzione?

Nel primo ventennio del '700 la Chiesa di San Francesco subiva ancora trasformazioni; furono chiamati a lavorare nella decorazione e nella realizzazione delle pitture due artisti del luogo, uno di Buonabitacolo, Francesco De Martino e uno di Polla, Anselmo Palmieri.

Il De Martino curò la decorazione della Chiesa mentre il Palmieri il ciclo della navata centrale che rappresenta scene della vita di Gesù. Questi lavori, come si legge nell'epigrafe a sinistra dell'abside, furono eseguiti mentre era guardiano della comunità francescana P. Bonaventura Netti da Padula.

"Hoc totum opus fieri fecit Pater F. Bonaventura Netti a Padula anno tertio sui guardianatus A.D. 1713".

Nel presbiterio, sopra la nicchia di San Donato, troviamo quest'altra iscrizione: "Franciscus De Martino Terrae Bonihabitacoli Pinxit A.D. MDCCXIH'", mentre nella navata centrale a destra sulla cantoria si legge: "Abbas Anselmus Palmieri Pollanus breviter pingebat A.D. 1715".

All'inizio dell'ottocento la chiesa di San Francesco, come sommariamente viene descritta nei due verbali inventari, uno redatto il 9 agosto 1808 e l'altro il 14 marzo 1815, si presentava a due navate, con organo grande, l'altare maggiore in pietra di Padula con la statua dell'Immacolata Concezione sopra; all'interno della Chiesa si trovavano dodici altarini con quadri e statue di legno, quadri della Via Crucis, il campanile con tre campane e viene ricordato il coro della sagrestia di legname in cattivo stato e quasi infragidito con una statua nuova di S. Antonio. Oggi rimane impossibile localizzare il coro della sagrestia.

Di notevole interesse e di bella fattura sono i dodici candelieri con la croce di ottone, sei grandi e sei medi, con la seguente iscrizione: "F.P.P.P. A.D. 1806".

Nel 1850 in Chiesa furono eseguiti dei lavori; l'occasione fu data dall'arrivo dell'urna di Santa Sabina che, per interessamento del M.R.P. Alfonso Bregha, fa portata al convento di San Francesco.

Dopo grandi festeggiamenti coronati da grande concorso di popolo, l'urna della Santa Martire fu collocata nella Cappella di Santa Maria degli Angeli, rimessa a nuovo per l'occorrenza. La pavimentazione in maiolica datata MDCCCL fu realizzata da Rossi di Padula, il cancello da Mro Giuseppe de Lisa.

Il terremoto del 16 dicembre 1857 causò molti danni "distruggendo in un baleno Campanile, Chiesa, eccetto la Cona Maggiore e metà della nave piccola, Organo strumentale, Orologio grande sul frontespizio della Chiesa..." così ricorda l'avvenimento il cronista del convento di San Francesco(').

I lavori di ricostruzione, come risulta dalla data sull'arco maggiore della chiesa, A.D. 1861, interessarono il rifacimento del soffitto con finti cassettoni romani. La struttura architettonica della Chiesa subì trasformazioni a causa dell'abbassamento dei soffitto della navata centrale e conseguentemente l'abbassamento dei sette finestroni che vennero a tagliare e cancellare i medaglioni che dividevano le varie scene pittoriche della vita di Gesù, nei quali erano raffigurati santi francescani; oggi sotto alcuni medaglioni sono rimaste le scritte e solo in uno anche l'immagine.

Nell'abside a sinistra si legge l'epigrafe che ricorda il tremendo terremoto.

"Ista ecclesia tempore horrendi terremotus 1857 in parte mai effracta fuit, sed cura R.P. Ludovici Gallo a Monteforte et eleemosinis piorum A.D. 1861 restaurata fuit. Pieturae autem eiusdem sarta tecta tradidit Ant. Cariello Padulae pictor".

Il campanile, crollato col terremoto, fu ricostruito in varie tappe; la prima parte nel 1864; troviamo questa data inserita nello stemma francescano sul portone d'ingresso al convento; l'ultima parte nel 1899 come appare al di sopra della cella campanaria con queste lettere "A.R.S 1864".

I lavori nell'atrio della Chiesa furono eseguiti all'inizio del secolo; la data 1905 la si legge su una pietra incisa a destra del portale e dello stesso periodo sono anche i cancelli.

Nel Libro contabile, mentre era guardiano del Convento P. Candido Trotta, tra le spese straordinarie del mese di agosto 1908 è scritto:"Cancelli all'atrio della Chiesa ordinati dal detto Molto Rev.do P.Francesco Vegliante, conti finali fatti col fabbro Sig. Antonio De Lisa peso totale Kg (sic) 949 conto totale £ 460,55 ricevuto in acconto £ 200,00 pagato totale £ 260,55".

Oggi, nonostante le manomissioni e le cose distrutte per incuria e negligenza degli uomini, la chiesa di San Francesco conserva opere di grande interesse artistico.

Entrando si rimane affascinati dalla ricca decorazione, dagli stucchi dorati, dai simboli e dagli affreschi che coprono le pareti.

L'arco centrale poggia su due colonne e richiama l'impostazione quattrocentesca della Chiesa; nel basamento si nota da una parte un leone e dall'altra una foglia di grande finezza e sui due capitelli sul davanti sono raffigurate due teste, una di uomo e una di donna, mentre nella parte che guarda il coro due teste di aspetto giovanile.

Ai due lati del presbiterio due sculture lignee policrome, San Vito e San Donato, attribuiti alla Bottega di Francesco Mollica.

Nella navata laterale, nella Cappella della famiglia Del Tufo è la bellissima tela della Madonna degli Angeli tra San Francesco e Santa Caterina d'Alessandria, tela attribuita a Giovan Vincenzo Forlì in due piccole nicchie a destra e a sinistra dell'altare del Sacro Cuore si trovano Santa Caterina d'Alessandria e Maria Maddalena, sculture lignee policrome della Bottega degli Alamanno;

e poi la Madonna delle Grazie, scultura databile alla prima metà del Cinquecento attribuita alla bottega dell'artista che ha prodotto la scultura della Chiesa di San Nicola delle Donne in Padula.

A Vincenzo Breglia, artigiano artista di Padula, appartengono i tre confessionali del 1939 e il pulpito dei 1940; poggiando questo sulle ali di un'aquila, rappresenta nel pannello davanti San Francesco che predica agli uccelli, nel pannello di destra San Francesco che libera dalle pene dell'inferno e nel pannello di sinistra San Francesco con il Vangelo e l'Eucarestia.

Il coro nel presbiterio fu realizzato da Domenico Caiafa nel 1929. Così troviamo registrato nel Libro Discretoriale:

"1922 dicembre corrente anno il Superiore locale P. Giulio Grimaldi, benediceva, alla presenza della comunità e di parecchi appartenenti al Terz'Ordine, solennemente la Via Crucis nel Coro, annesso alla Chiesa, testè consegnato dall'artista Domenico Caiafa di Padula. Detto coro ad imitazione di stile baroccale rappresenta un lavoro d'arte degno di ogni considerazione, la cui spesa presa nell'insieme, cioè, fra ricostruzione del pavimento, vitto agli operai per diversi mesi e lavoro nel coro stesso ascende quasi a £ quindicimila".

 

 

IL CHIOSTRO

 

Che ci fossero delle pitture nel chiostro quattrocentesco del convento di Padula è evidente sia perché dalle pareti imbiancate di calce si notavano dei colori, sia perché una testimonianza scritta del P. Bonaventura d'Atina lo affermava.

Il cronista d'Atina, parlando del convento di San Francesco fra l'altro diceva:

"Vive e si benedice per tutti i secoli in quest,istesso convento la venerabile memoria di Frà Marino di Marino dell'istessa Paduina, laico d'esemplarissima vita in questa Prov.a, la cui imagine si vede pittata nel chiostro del medesimo conv.to,,.

I lavori di restauro, a cura della Soprintendenza ai BAAAS di Salerno e Avellino, eseguiti dalla Ditta Bugni, liberando le lunette del lato Est e del lato Sud dalla calce, ne hanno confermato la presenza.

La lettura, purtroppo, risulta difficile sia per la caduta e l'alterazione dei colori, sia per la poca attenzione e sensibilità avuta nel fare dei lavori nel passato.

Non solo le lunette erano affrescate, ma forse anche le vele; infatti sulla base della prima vela è venuta fuori la seguente iscrizione che ne attribuisce la paternità e la data di queste pitture: "Hoc totum opus pinxit M. Octavius Paparus Ebolitanus A.D. 1594"; mentre gli stemmi delle nobili famiglie gentilizie che hanno donato Padula sono presenti alla base delle singole vele; anche qui la lettura è difficile.

Questo ottavio Paparus ha lavorato qui a San Francesco e a Polla, nel convento di Sant'Antonio sempre nel chiostro. Le scene nella loro composizione, le immagini, i personaggi, i colori sono gli stessi. Meglio conservate sono le pitture del chiostro di Polla che possono diventare un punto di riferimento per ulteriori lavori sul chiostro di San Francesco di Padula.

Il chiostro di San Francesco, a forma quadrata, ha colonne in pietra con belle basi e capitelli in stile romanico; gli archi, alti m 2,60 dal podio (larghezza dell'intercolonna m 2,09) sono a pieno centro mentre le volte sono a crociera acuta, donde interamente risulta sul muro una piccola lunetta tra l'arco e la linea delle singole volte. Delle ventiquattro colonne (altezza m 1,65) cinque nel fusto sono ottagone, una, quella presso la scala, è andirivieni, le altre diciotto tonde, cilindriche.

Sull'abaco del capitello della prima colonna, dopo quella angolare, a diritta di chi entra, troviamo inciso lo stemma della famiglia Sanseverino con la seguente scritta "IHS - MAIA - AD - MCCCCLHH".

Le tempere del chiostro di San Francesco, come si diceva, non sono di facile lettura, sarà possibile solo rapportandole con quelle del chiostro di Sant'Antonio di Polla; così facendo si potrà dare un nome ai vari personaggi e un contenuto alle varie scene che sono in riferimento alla vita di San Francesco.

Solo di alcune è possibile cogliere il messaggio in quanto i personaggi con le scene sono più familiari.

Nella prima lunetta, iniziando dall'ingresso, su un fondo giallo si legge "Stella Maria"; forse era raffigurata la Madonna. Sulla fascia c'era scritto qualche verso dell'inno mariano "Ave, maris stella". Dagli scritti di San Francesco e della primitiva letteratura francescana sappiamo che fu grande la devozione di Francesco verso la Madonna e in modo particolare verso la Madonna degli Angeli. 1 frati di questo convento, rifacendosi alla esperienza del loro fondatore e alla tradizione dell'Ordine, hanno sempre coltivato questa devozione verso Maria, porta felice del Cielo, e hanno voluto mettere sotto la sua protezione la loro abitazione terrena.

Nella stessa chiesa di San Francesco oggi si trovano dedicate alla Madonna due cappelle, la prima, quella della Madonna delle Grazie e l'altra della Madonna degli Angeli; e ancora sul primo altare della navata laterale si trova l'affresco che rappresenta l'Incoronazione di Maria da parte del suo Figlio tra gli Angeli e i Santi; nell'ultimo altare sempre della navata laterale una tela rappresenta la deposizione di Gesù tra le braccia di Maria Santissima, e ancora nella navata centrale un altare dedicato all'Immacolata Concezione.

Nella terza lunetta viene presentata la nascita di Francesco. H giovane Francesco nella bottega del padre, Pietro Bernardone, costituisce l'oggetto della quarta lunetta.

Nella quinta lunetta viene rappresentato il sogno di Francesco a Spoleto, mentre va ad arruolarsi al seguito di Gualtieri di Brienne che a capo delle milizie di Innocenzo III combatteva contro Markwaldo, che voleva usurpare al Papa la tutela del giovanotto Federico II.

La sesta lunetta divisa in due parti presenta Francesco nella chíesetta di San Damiano davanti al Crocifisso che gli parla: "Francesco, gli dice chiamandolo per nome - va ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina".

L'altra scena della lunetta presenta Francesco che dà dei soldi al prete della chiesa di San Damiano. "Subito offrì - cosi racconta il primo biografo del Santo Tommaso da Celano - denaro ad un sacerdote, perché provvedesse una lampada e l'olio, e la sacra immagine non rimanesse priva, neppure per un istante, dell'onore, doveroso, di un lume. Poi, si dedicò con impegno al resto, lavorando con immenso zelo a riparare la chiesa"(").

La settima lunetta presenta Francesco che si toglie le vesti e le getta tra le braccia del padre e il Vescovo di Assisi che lo copre col suo manto.

Il lato Sud del chiostro presenta le lunette pittate ma risulta difficile ancor più la lettura e il riferimento alla vita del santo e di alcuni frati del luogo che sicuramente si trovavano effigiati.

Sotto ogni lunetta c'era una didascalia che illustrava la scena descritta. Ancor oggi sono visibili resti di scrittura e pezzi di cornici che racchiudevano le scene delle singole lunette.

Si spera che ulteriori lavori possano di nuovo ridare al chiostro quell'armonia di pace, di serenità, di silenzio e di contemplazione che richiamano gli uomini di oggi a cantare con Francesco d'Assisi le Lodi del Dio Altissimo e le bellezze del creato "Tu sei bellezza. Tu sei mitezza" e "Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so le laudi la gloria e l'onore e onne benedizione...Laudato sie, mi Signore, con tutte le tue creature......

 

LA BIBLIOTECA

 

Tra i verbali-inventari, redatti durante il decennio della dominazione francese, due di questi descrivono, con poche battute, la biblioteca o libreria del convento di San Francesco, indicandone anche l'ubicazione, al piano superiore.

L'inventario del 9 agosto 1808 dice: "Di poi ci siamo portati nella biblioteca ove sono quattro scansie piene di libri al num.o di circa duecento antichi, laceri ed insignificanti..."; e qui. o del 14 marzo 1815 così si esprime: "Una stanza, o sia Libreria con quattro piccole scanziole di libracci maltenuti, e sporchi, e la maggior parte logori".

Nonostante questo giudizio negativo sullo stato e sul valore dei libri della biblioteca di San Francesco di Padula, sappiamo che furono consegnati al sindaco di Padula Michele Netti, che provvide subito ad inviarli in otto casse a Salerno.

Poiché i libri non erano stati catalogati secondo le disposizioni, il 13 aprile 1815, Michele Netti, Erasmo Spiriti, Nicola de Blasiis aprirono le otto casse, annotando il titolo delle opere, l'autore e il numero dei volumi e alla fine fu redatto il verbale controfirmato da tutti e tre.

 

LA FARMACIA

 

Tra i verbali redatti durante il decennio dell'occupazione francese per decretare la soppressione della fraternità francescana "per suprema disposizione del governo", il verbale inventario del 9 agosto 1808 e quello dei 14 marzo 1815 fanno riferimento alla Spezieria del convento di San Francesco di Padula. così si esprimeva il regio governatore Felice Corvino che, dall'Intendente della Provincia, era stato incaricato di redigere l'inventario:

"Esiste parimenti nel d.o Monistero una Spezieria che si farà inventario a parte, per essere attualmente in potere di un secolare denominato Sig Aniello de Ciutiis"

Redatto dal sotto Intendente del Distretto di Sala, l'inventario del 14 marzo 1815, a proposito della Spezieria di San Francesco:

"Siamo passati nella Spezieria di medicina di proprietà dello stesso Convento ma da tempo antichissimo affittata allo Speziale secolare Sig Aniello de Ciutiis, e ne abbiamo formato un Inventario, e notamento a parte di tutti i medicamenti ed utensili esistenti, che si alligherà in fme al presente,,.

La spezieria, come si rileva, è di proprietà del convento, è ubicata nei locali del monastero, la gestisce un laico del paese Aniello de Ciutiis, speziale di medicina .

Altre testimonianze parlano della spezieria di San Francesco di Padula che non può competere con quella dei Padri certosini di San Lorenzo. Un documento, riportato da Mons. Antonio Sacco, riguardante l'apprezzo di Padula fatto da Nicola Maione, datato 25 novembre 1630, riporta:

"In detta Terra..... ci sono due Spezierie una famosissima nel convento di S.to Lorenzo dove per cose magnifiche, et electe ci mandano li Signori delle terre convicine, l'altra del Monastero di S.to Francesco dei Padri Reformati del Serafico Padre S. Francesco"

Anche il P. Bonaventura Tauleri d'Atina, nel suo manoscritto del 1693, parlando della fondazione del convento di Padula, fa un accenno alla spezieria con queste parole:

"...è stato di vantaggio ampliato, abbellito e dilatato, non solo nell'infermaria, spetiaria e libraria......

Nella Platea del convento nella Tavola VI che parla "De' Stabili che tiene questo Con.to di S. Francesco della Padula, c'è ancora un riferimento alla spezieria. Si tratta di alcuni beni, donati al convento di San Francesco da Domenica Casella, zia di Fra Diego e Fra Nicola, che vengono alienati con l'assenso del Provinciale del tempo per soccorrere la farmacia del convento di Padula.

"Hoggi mediante assenso del M.R.P. Agostino M.a di Napoli Prov.le pro tempore per soccorrere alla Spetiaria ordinò che si vendesse solamente la Casa e che d.i (docati) 20 da applicarsi alla compera de medicamenti, e che facendosi d.o Aquidotto si debbiano restituire, di modo che delli docati 28 pervenuti dalla vendita di d.a Casa, ducati 20 si trovano in potere del Sigr Sindaco Apostolico

E P. Raffaele da Paterno, parlando della fondazione del convento e della sua ubicazione, fa un rifermento all'infermeria e alla spezieria con queste parole:

"Quantum ad situationem est in plano cum nobili Infinnaria et Aromatafia...

Dopo questi riferimenti alla spezieria ch San Francesco, ritorniamo all'inventafio del 14 marzo 1815 che rffefisce ch un inventano e notamento a parte per la spezieria e con i medicinali e con gli utensili presenti in essa.

Continuerà, detta farinacia, a essere funzionale,a servizio del popolo, fino al 16 dicembre 1857 quando il terremoto, come si legge nella Cronaca, "ne eguagliò al suolo tutto il Convento distruggendo in un baleno..... Infermaria e Farmacia ricca dei vasi e cristalli con macine"