IL CONVENTO DI PADULA NEL DECENNIO

DELLA DOMINAZIONE FRANCESE

(tratto dal libro "I frati minori a Padula dalla prima metà del quattrocento alla seconda metà del novecento" di P. Carmelo Corvo O.F.M)

 

Il convento di San Francesco di Padula si presentava all'inizio dell'Ottocento già con una storia di circa quattro secoli che la soppressione napoleonica rischiava di cancellare. Se questa storia è continuata, nonostante le spoliazioni e i saccheggi, è stato la conseguenza dell'amore e della devozione dei Padulesi verso San Francesco e i suoi figli, e anche il frutto dell'attività dei frati che hanno saputo fare del convento un centro di irradiazione e di servizio al popolo.

Durante il decennio di dominazione francese, dal febbraio 1806 al maggio 1815, prima con Giuseppe Bonaparte e poi con Gioacchino Murat, caratterizzato da un crescendo di Leggi e Decreti contro gli Ordini religiosi, il convento di San Francesco di Padula solo in parte subiva la sorte degli altri conventi e monasteri del regno: chiusura e incameramento dei beni.

Le cause che determinarono la soppressione degli Ordini religiosi nel decennio della dominazione francese possono essere così sintetizzate: il bisogno da parte del governo di locali da destinare per fini di pubblico interesse quali caserme, municipi, tribunali, carceri, scuole, collegi, orfanotrofi, ospedali ed esigenze di spazio per far posto a strade o piazze nuove; il bisogno di denaro per sostenere spedizioni militari, per coprire spese per il riordino dell'apparato statale e per sostenere le varie iniziative culturali quali biblioteche, musei.

Accanto a queste motivazioni occasionali non dobbiamo dimenticare le motivazioni di base, emergenti prima e dopo la rivoluzione francese anche in Italia, sulle discussioni sulla vita religiosa e sui beni del conventi. Si affermava che i religiosi non avevano ragione di esistere se mancavano di una immediata finalità sociale e i beni dei conventi erano beni pubblici e quindi potevano essere alienati se l'interesse pubblico lo richiedeva .

A titolo esemplificativo e a grandi linee richiamiamo i vari interventi dei Governo francese circa la soppressione degli Ordini religiosi.

"Signore, - così scrive il Ministro all'Intendente - informato questo Ministero del Culto delle rovine che stan facendo la maggior parte dei Superiori locali di tutti i conventi esistenti in codesta Provincia, col vendersi li semoventi, le industrie, i sacri arredi, e rovinare i rispettivi locali, togliendone qualunque cosa per poco che fosse il suo valore; V.a Ecc.za disponga subito il conveniente onde si facessero gl'inventari di tutti gli oggetti suddetti, con obbligare i rispettivi Superiori locali sotto la loro responsabilità a dar conto nel caso che mancasse alcuna cosa per menoma che fosse. Napoli, lì 27 luglio 1808. Conimendator Pignatelli".

In ottemperanza a questa disposizione ministeriale, l'Intendente della Provincia di Principato Citra scriveva ai sotto Intendenti dei vari distretti il 29 luglio 1808 invitandoli alla compilazione degli inventari.

Il 9 agosto venne redatto l'inventario del convento dei Padri Osservanti di San Francesco dal regio Governatore Felice Corvino del Circondario di Padula con l'assistenza del Sindaco D. Ignazio Coppola e del primo eletto Sig. Emiliano Di Muria "essendo questa la determinazione del Sig. Intendente della Provinciale

L'Intendente Cav. C. Martucci, in data 8 marzo 1815, dava istruzioni per la chiusura di alcuni conventi tra cui anche quello di Padula, che sarà poi soppresso in data 14 marzo. Ma i religiosi non saranno espulsi su richiesta della popolazione.

Il sotto Intendente del Distretto di Sala, dopo aver proceduto alla Soppressione del convento in data 14 marzo 1815, così il 16 marzo scriveva: "Signor Intendente in punto mi sono restituito da Padula, ove giusta i vostri ordini ho eseguito la Soppressione del Monastero di S. Francesco, e tutt'altro che mi avete prescritto. Non posso al momento rimettervi i verbali dell'inventario poiché non ancora terminati essendo ben lunghi. Tosto saranno compiti mi affretterò a farvene il corrispondente invio".

Due giorni dopo, il 18 marzo, il Sotto Intendente del Distretto di Sala inviava una seconda lettera del seguente tenore:

"Sig. Intendente, avendo adempiuto al disimpegno affidatomi colla vostra de 8 andante D.e 4 B.ò 2 n. 720 riservata, relativamente alla soppressione del Convento degli Osservanti di Padula e tutt'altro in d.a espressomi, mi affretto a raccattarvi in triplice spedizione l'Inventario degli oggetti appartenenti al d.o soppresso convento e sinúl.te quello degli oggetti sistenti nella spedizione. Unisco a tali carte il conto d'Introito ed esito di quel Superiore suggellato a fuoco con suggello di questa sotto Intendenza: l'Inventario antecedentemente fatto di fogli n. 3 che ho cifrato, ed anche una carta informe che pure è stata da me cifrata, che fu rinvenuta nella stanza del superiore del Monistero e che può servire di lume a dimostrare vari arredi sagri. Piacciavi disporre che mi sia di notata la ricez.e della presente regola dell'Archivio e gradino il mio solito rispetto"

Sulla stessa lettera troviamo annotato:

"Si accusi ricevuta. Faccia distribuire tra monasteri ove s'incorporano i Religiosi i generi di sussistenza e gli utensili di cucina. Faccia trasportare l'argento dal Sindaco, i libri, il quadro designato nell'inventario. Faccia tenere a mia disposizione gli arredi sacri e dà disposizioni per avere quelli consegnati al prete Macchiaroli di Diano. Tutto il dippiù sarà consegnato al Demanio. Si scriva al Direttore del Demanio in conformità"

Con la circolare del 3 luglio 1816 il Ministro Tommasi chiedeva all'Intendente della Provincia di Principato Citra di conoscere la situazione dei conventi e dei religiosi degli Osservanti e nel 1805 e nel presente.

Il Provinciale Fra Pasquale da Nocera nella risposta all'Intendente con lettera del 6 agosto, accludendo alcuni documenti, forniva utili notizie: il convento di Padula risulta tra i trenta conventi che formavano la Provincia dei FF-MM. Osservanti di Principato nel 1805; il numero dei frati nel 1805 era in totale di centosettantaquattro ossia Sacerdoti centotrentaquattro e Laici professi quaranta; attualmente (1806) i conventi sono undici tra cui il convento di San Francesco di Padula e il numero dei frati è di centoquindici ossia novanta Sacerdoti e venticinque Laici professi

Ancora troviamo indicati i conventi conservati in numero di sette; tra i conventi soppressi in numero cinque, i cui frati non sono stati espulsi, risultava esserci anche il convento di Padula e infine sono indicati i conventi soppressi ed espulsi.

Queste indicazioni date dal Provinciale Fra Pasquale da Nocera concordavano con il verbale redatto il 14 marzo 1815 in cui si dichiarava: " ... che questa Comunità per suprema disposizione del Governo è soppressa". Ma i frati, pur avendo avuta assegnata, come risulta dal verbale-inventario, la nuova destinazione, non lasciarono il convento perché il 20 maggio 1815 con il Trattato di Casa Lanza si dichiarava cessata l'occupazione francese e il ritorno a Napoli il 7 giugno 1815 di Ferdinando IV sancì definitivamente il nuovo corso.