LA FONDAZIONE DEL CONVENTO DI

S. FRANCESCO DI PADULA

(tratto dal libro "I frati minori a Padula dalla prima metà del quattrocento alla seconda metà del novecento" di P. Carmelo Corvo O.F.M)

Con certezza sappiamo che il convento di San Francesco di Padula, risalente all'inizio del Quattrocento, fu uno dei primi frutti dell'Osservanza nella Provincia di Principato: sorse appunto per l'impulso che tale movimento aveva impresso all'Ordine nella scelta dei piccoli paesi, lungo il mare e all'interno, come luoghi di presenza e di testimonianza francescana sul territorio

Come ricorda A. Pergamo, alcuni Pontefici, volendo che il movimento dell'Osservanza si diffondesse, davano ai suoi superiori la facoltà di fondare conventi senza specificare il luogo dove dovevano sorgere; così si spiega il perché della mancanza di Bolla pontificia di fondazione di tanti conventi

Sempre secondo il Pergamo, quasi tutti i conventi del primo Quattrocento nel Salernitano furono fondati secondo queste concessioni fatte dai Pontefici senza un diploma pontificio speciale: "Questo infatti, per quanto sappiamo, si possiede soltanto per il convento di Padula, fondato con bolla, dei 31 luglio 1422, diretta al Vescovo di Capaccio dietro richiesta del conte Tommaso Sanseverino".

La bolla di fondazione emanata dal Pontefice Martino V, su richiesta del Sanseverino e indirizzata al Vescovo di Capaccio, nel cui territorio si trova Padula. Così è riportata dal Wadding negli Annales : "Venerabili frati Episcopo Caputaquen. SINCERAE devoúonis affectus, quem dilectus filius nobilis vir Thomas de sancto Severino, Dominus loci Padulae, Caputaquen. Dioecesis, ad nos etc. Exhibita siquidem nobis pro parte dicti Thomae petitio conúnebat, quod ipse ex singuiaris devotionis fervore, quem, ad Ordmem Fratrum Minorum de Observantia nuncupatorum gerere comprobatur etc. unam domum pro usu et habitatione eorumdem Fratrum, cum Ecclesia, campanili etc. et aliis necessariis officinis in loco Padulae praedicto, per manus dilecti filii Juliani de Lauro dicti Ordinis professoris, fundare ac constnú et aedificari facere proponit, atque intendit. Quare pro parte dicti Thomae nobis fuit hunúliter supplicatum, ut sibi dictain domum cum Ecclesia, et aeás supradictis fundandi et construi faciendi, praedictisque Fratribus domum ipsan recipienti, et in ifia moram trahendi, ficentiam concedere, de benignitate Apostolica dignaremur. Nos igitur, qui divinum cultum affectarnus, hujusmodi ipsius Thomae propositum in Domino plurimum conunendantes, hujusmodi supphcationubus inclinati, fratemitati etc. mandainus, quatenus, si est ita, praedicto Thomae domum hujusmodi, cum Ecciesia etc. in lieto loco fundandi, ac construi et aedificari faciendi, eisdemque Fratribus domum ipsam, postquam cum Ecclesia etc. fundata, construeta et aedificata fuerit, pro ipsorum usu et habitatione recipienti, ac in ea moram trahendi, et perpetuo remanendi, cujuscumque super hoe licentia minime requisita, autoritate nostra licentiam largiaris, fel. rec. Bonifacii Papae Vffi praedecessoris nostri prohibente etc. mentionem et aliis Apostolicis constitutionibus contrafiis non obstanùbus quibuscumque. Volumus autem quod praedicti Fratres, qui in eadem domo, postquam illa construeta et aedificata fuerit, ut praefertur, pro tempore residebunt, onuùbus et singulis privilegiis etc. gaudeant, quibus ceteri etc. gaudent seu potiuntur; jure tamen etc. salvo. Datum Tybure, H Kalendas Augusti, anno V."

Solo il Gonzaga ritiene che la fondazione del convento sia del 1380, basandosi su un manoscritto allora esistente nella certosa di San Lorenzo di Padula: "Extat apud Patres oppidi Padulae Cartusionos liber quidam manu scriptus, ecclesiae S. Laurentii ibidem erectae construetionem concemens quo liquido constata hunc conventuin, Lealissimo patri Francisco sacrum, atque non ita longe a praefato oppido Padula constructam sui fondatorem autoremque habuisse ifiustrissímum Joannem Thomam Sanseverinum, Marsicorum Comitem, ac Padulensium Donúnum anno a salutifera Chrisú nativitate 1380, cuius profecto in Franciscanam Religionem devoùo incredibilis fuit"

Noi propendiamo per il 1422 quale anno di fondazione del convento per almeno tre motivi.

l. La Bolla di fondazione, è del 1422.

2. Il Wadding, storico dell'Ordine, negli Annales Minorum parlando della fondazione del convento dice: "Hoc anno (1422), non antea, ut alios advertimus, data facultas Thomac a sancto Severino viro principi, conventum Fratrum Minorum aedificandi in sua villa Padulac, dioecesis Caputaquen. Per industriali fratris Jiuliani de Lauro, regularis Observantiae".

3. Lo stesso Wadding negli Annales riporta per il 1399 l'elenco di tutti i conventi (Coenobia) dell'Ordine divisi per Province con le relative divisioni in Custodie secondo tre codici: Codex Ms Vaticanus, Codex Impressus, Codex Ms Aracoelitanus. La Provincia di Terrae Laboris ha cinque Custodie: la Napoletana, con quindici Coenobia; la Custodia Salernitana, con nove; la Custodia di Princiato, con undici secondo il Codice Ms Vaticano, con dieci secondo il Codex Impressus e il Codex Ms Aracoelitanus, nelle località seguenti: "Marsico, Auletta, Muro, Diano, Saponara, Ebob, Cuccaro (?), Montella, Agropofi, S. Maria (dove?), Potenza"; la Custodia Beneventana, con nove Coenobia, quella di S. Benedetto con dodici. ' - Come si vede il convento di Padula in questo elenco non è presente, mentre secondo il Gonzaga sarebbe stato fondato nel 1380, cioè 19 anni prima. Se il Wadding non lo riporta e non è presente in nessuno dei tre codici, dobbiamo pensare non tanto a una dimenticanza, ma piuttosto al fatto che ancora non esisteva. Quindi la data di fondazione proposta dal Gonzaga non è esatta

Al contrario, nella compilazione dell'elenco redatto, secondo il Wadding, per il Capitolo Generale del 1506, ma molto probabilmente redatto nel 1509 per il Capitolo Generale della Famiglia Cismontana, celebrato a Ferrara, la Provincia di Terrae Laboris risulta essere la nona dell'Ordine con quarantacinque conventi e al numero quaranta tra i conventi di Buccino e Diano (Teggiano) troviamo nominato "S. Mariae de Padula, sive Paludii"

Ancora il Wadding, nel riportare i conventi appartenenti alla nuova Provincia di Principato dopo la divisione avvenuta nel 1575 dalla Provincia di Terra di Lavoro, non è esatto nel citare il Gonzaga per la data di fondazione del convento di Padula: riporta al n. 17 il convento di San Francesco:

"S. Francisci Padulac fundatus, non ut ait Gonzaga anno MCCCLX, verum anno MCDY-Xff. Viget ibi memoria Marini de Padula laici optimi, et Thomae de S. Angelo Fasaneflo sacerdotis integerrinù. Prioris effigies visitur in claustro"

Anche nell'elenco del 1587 dei conventi della Provincia di Principato il Wadding rilevava lo stesso errore da parte del Gonzaga: "S. Francisci Padulae fundatus, non uti ait Gonzaga, an. MCCCLX verum an. MCDXXXX"

Il P. Biagio da San Gregorio nel suo manoscritto del 1655 "Cronologica, historica, e legal descrittione della Provincia osservante di Principato dell'ordine di minori di S. Francesco" afferma che il convento di San Francesco della terra di Padula fu costruito su richiesta del conte Tommaso Sanseverino, avendone ottenuto la Bolla di fondazione nel 1422 dal Papa Martino V

E' la fonte da cui ha attinto il P. Bonaventura Tauleri d'Atina, il quale non fa altro, almeno per il convento di Padula, che trascrivere sic et simpliciter ciò che dice il P. Biagio.

Il P. Bonaventura Tauleri nel suo manoscritto del 1693, pur conoscendo le due fonti, la Bolla di fondazione di Martino V secondo il Wadding e la testimonianza del Gonzaga, afferma:"..... in questo (1422) e non quell'anno (1380) che dice il P. Gonzaga gli fusse stato dato dal sud.o conte principio".

Così il cronista P. Bonaventura d'Atina descrive il convento: "Non è troppo da lungi dalle muraglie della Terra e dalla famosa, ricca e grandiosa Certosa di San Lorenzo, godendosi da vicino per diverse parti della deliziosa e gioconda vista dell'una e dell'altra, della Terra a chi sta' inferiore, e della Certosa a chi sta' superiore".

Il cronista continua offrendoci una descrizione del luogo ove è ubicato il convento, alla convergenza di due strade, fuori le mura e fin dall'inizio dedicato a San Francesco.

"E' messo e situato in un luogo piano, aperto e ameno, e confina da due sue parti o lati, con due strade passanti, l'una che dal lato sinistro va a Montesano ed altri luoghi o terre vicine, e l'altra dalla parte destra, qual'immediatamente s'incontra con San Lorenzo già detto".

Anche il Gatta, storico del Settecento, si sofferma sulla posizione del Convento: "... è il Monastero de' Padri Minori Osservanti di S. Francesco situato in un ameno poggio sotto detta Nobil Terra della Padula, circondato da vaghissimo giardino, e quivi piucchè altrove tra per la sollevatezza ed amenità del sito, e per lo mormorio de' ruscelli abbondevoli di chiare e cristalline acque, che colano giù da una ombrosa e fruttifera valle quivi vicina, godesi un'aria assai delicata e sana".

Padula diventa punto di riferimento quando il cronista di Atina parla dell'estensione della Provincia di Principato: "Ma trattandosi poi della lunghezza, quale comincia da Napoli, come a capo, e termina alla Padula, come confine, per linea quasi retta verso levante, importa miglia ottanta quattro di viaggio, e per terra. Ordinando a questo modo il cammino e computando le miglia da Napoli a Sarno, miglia 18, da Sarno a Nocera 4, da Nocera alla Cava 4, dalla Cava a Salerno 4, da Salerno ad Eboli 18, da Eboli alla Polla 24, dalla Polla alla Padula 12"

Nella seconda metà del secolo scorso il P. Raffaele da Paterno nella De Alma Principatus Provincia ricorda che Tommaso Sanseverino fece supplica al Papa Martino V per la fondazione del convento e il Pontefice ne accettò la richiesta emanando la relativa Bolla del 1422, indirizzandola al Vescovo di Capaccio: "….supplicationem Porrexit Sanctissimo Domino Nostro subi Martino V a quo emanata Bulla fundationis anno quinto sui Pontificatus, qui fuit 1422 mediante assensu illustrissimi Caputaquensis Episcopi, eodem anno, et tempore fuit incoepta eius costructio sub titulo Divi Francisci..."

Le altre successive fonti parlano sempre del 1422 come anno di fondazione del convento(16). Il Gatta, pur attribuendo la fondazione alla "pietà dei Sanseverino Conti di Marsico" del monastero dei Padri Minori Osservanti di San Francesco, non parla di data di costruzione del convento di Padula(").

Dobbiamo quindi ritenere che il convento di San Francesco è stato fondato nel 1422. I lavori furono eseguiti da P. fra Giuliano da Lauro e fin dall'inizio la fabbrica subì trasformazioni e adattamenti secondo le esigenze e i bisogni della comunità.

Alla fine del Quattrocento il convento era già una realtà, un punto di riferimento e di richiamo per tutti. Di questa vitalità troviamo conferma in un documento citato dal Filangieri riguardante la visita di Alfonso di Aragona alla certosa di san Lorenzo e al convento di San Francesco durante la settimana santa del 1489:

La chiesa di San Francesco viene indicata, nel Breve di concessione dell'indulgenza giubilare, tra le chiese di Padula con Sant'Agostino, l'Annunziata e San Lorenzo, dove si può lucrare l'indulgenza secondo il Breve di Giulio 1111 del 24 aprile 1502.

Solo dopo la relazione di Gerolamo Verallo, cardinale dal titolo di San Martino dei Monti, la chiesa di san Lorenzo viene sostituita da quella di Sant'Agostino per il divieto di accesso alle donne nella chiesa della certosa secondo un'antica consuetudine.

Di questa lettera riportiamo in una libera traduzione qualche parte: "... abbiamo concesso a tutti i fedeli della città e diocesi di Capaccio veramente pentiti e confessati che, visitando per quindici giorni consecutivi o intercalati le quattro Chiese, cioè di Sant'Agostino, di San Francesco, di San Lorenzo e della Beata Maria Annunziata della terra di Padula della Diocesi di Capaccio e compiendo le altre condizioni allora espresse, conseguano e ognuno di essi consegua tutte e singole le indulgenze anche plenarie e la remissione dei peccati, che avrebbero conseguiti o avrebbero potuto conseguire se nel decorso anno del giubileo nei giorni stabiliti a ciò avessero visitato le designate basiliche e chiese dell'alma città e fuori le mura della città, per la visita delle quali era stato concesso il giubileo con le indulgenze annesse...."

La benevolenza dei Sanseverino, come fondatori del convento e benefattori dei frati, è testimoniata, ancora oggi, dalla presenza degli stemmi di questa famiglia nella chiesa di San Francesco .

Nella navata minore, sulla parete antistante la Cappella di Santa Maria degli Angeli, troviamo due mensole che portano scolpito lo stemma dei Sanseverino: sulla chiave dell'arco della cappella di Santa Maria degli Angeli, nel centro dell'abside, nel punto ove convergono i costoloni della volta poligonale, e nel chiostro quattrocentesco sulla prima colonna dopo quella angolare a destra di chi entra. Lo stemma dei Sanseverino è uno scudo azzurro con fascia orizzontale rossa.

Mons. A. Sacco nell'opera La Certosa di Padula, parlando degli stemmi dei Cardona, Del Tufo, Di Lorenzo, dei Sanseverino e dei d'Avalos, solo alcuni ancora presenti in San Francesco, conclude affermando: "San Francesco, pei ricordi funerari ed araldici, è proprio l'armoriale" di Padula.

Dello stemma della famiglia Cardona, una volta nella cappella di Santa Rosa, e di quello della famiglia del chirurgo Di Lorenzo nel pavimento della navata centrale, oggi non si trovano più tracce.

Lo stemma della famiglia Del Tufo è ancora presente in San Francesco e forma il coperchio della tomba di famiglia situata nella cappella di Santa Maria degli Angeli; lo si trova anche ricamato a colori sul parato nero custodito nel convento.

Lo stemma della famiglia Cardona si trova effigiato sulla campana grande del convento in un quadretto recante il cardo con tre rami fioriti

Gli stemmi delle famiglie Di Lorenzo e Cardona, presenti nel pavimento della chiesa, sui coperchi delle rispettive sepolture, come testimonia il Sacco, sono stati distrutti nel rifacimento dei pavimento.

Circa la notizia tramandataci dal Gatta "La dilui (sic) Chiesa, ove conservassi gli Depositi degli antichi Marchesi d'Avalos Signori di detta Terra, è decorosamente omata per lo divoto zelo di que' Religiosi", bisogna intendere con l'espressione "Depositi" le tombe dei d'Avalos. Oggi non ne rimane traccia.